Gli artisti della Rassegna

CONCERTO per FABRIZIO
“ Fabrizio de André in Jazz”

Giovedì 12 Novembre

Fabrizio De André e Lorenza Bozano

Alessandro D'Episcopo (pianoforte)

Alessandro d’Episcopo è nato a Napoli il 1 febbraio 1959. Inizia gli studi musicali al Conservatorio S.Pietro a Majella, a Napoli. All’eta’ di 13 anni ascolta C.Parker, M.Davis e L.Tristano ed è amore al primo ascolto. Contemporaneamente agli studi di piano classico inizia a suonare con musicisti jazz napoletani come Antonio Golino, Franco Coppola, Antonio Balsamo. Inoltre suona regolarmente in Jam Sessions con musicisti americani di stanza alla NATO di Bagnoli. All’eta’ di 22 anni si trasferisce a Milano dove collabora con musicisti quali Larry Nocella, Gigi Cifarelli, Michele Bozza, Tullio De Piscopo, Chet Baker, Toots Thielemans ed altri. Partecipa a festivals quali Umbria Jazz, Clusone, S.Anna Arresi, Padova, Cagliari e Genova. All’eta’ di 30 anni decide di trasferirsi in Svizzera, dove studia al Conservatorio di Montreux con il pianista Thierry Lang. La capacita di adattarsi a differenti progetti musicali porta Alessandro a collaborare con musicisti jazz di diversa provenienza stilistica, come George Robert, Franco Ambrosetti, Benny Bailey, Peter Appleyard, Bucky Pizzarelli, Phil Wilson, David Angel, il batterista cubano Julio Barreto, la cantante Marianne Racine. Partecipa al Montreux Jazz Festival, Cannes Midem, Jazz Festival Bucarest, Romania, Piano Off Stage Festival Lucerna e suona in tutti i principali Jazz Clubs svizzeri.

Nel 2003 esce il suo primo CD in Trio, “Stella Cadente, Songs from Naples and Italy” per l’etichetta discografica “Altrisuoni”. In questo CD il pianista napoletano propone brani musicali napoletani e italiani trasformati in jazz. Il progetto continua con il secondo CD in Trio, “Meraviglioso” che presenta anche brani originali e composizioni del pianista T.Monk. Alessandro vive a Lucerna, insegna al Conservatorio di Zurigo e nella scuola di musica della città di Zurigo.

Luciano Milanese quartet

Lorenza Bozano (Voce recitante)
Luciano Milanese (Contrabbasso)
Claudio Capurro (Sassofoni e Flauto)
Nando de Luca (Pianoforte)
Carlo Milanese (Batteria)

Non è facile confrontarsi con dei miti: a Fabrizio De André, uno dei cantautori italiani più conosciuti e amati di sempre, è dedicato il concerto progetto “Fabrizio de André in Jazz”, realizzato da cinque straordinari musicisti. Fabrizio De Andrè, nelle sue opere, ha cantato prevalentemente storie di emarginati, ribelli e diseredati, storie che spesso si possono sovrapporre alla biografie di moltissimi miti del jazz, musicisti che provenivano da ambienti ai margini della società nord americana e che, grazie al loro talento, sono riusciti a realizzare il “sogno americano” ma che, una volta raggiunta celebrità e ricchezza, sono stati travolti dal sistema del business che ne ha determinato a volte la fine in modo inglorioso. De Andrè in chiave jazz non è solo un’idea di spettacolo, ma parla e descrive la grande influenza che il jazz ha avuto su intere generazioni di cantanti e musicisti italiani che, nel corso del Novecento, hanno arricchito il loro bagaglio di esperienze grazie alle sonorità provenienti da oltre oceano, sicuro merito di questa scoperta è da attribuire a Fernanda Pivano, grande amica del cantautore, che tradusse e diffuse in Italia i grandi classici della letteratura statunitense e che rappresento per un’ intera generazione una “riscoperta” culturale, tra cui il jazz, che facevano da colonna sonora a quanti scoprivano la "Antologia di Spoon River" e le opere della beat generation. Nel 2002 pubblicò uno scritto su Fabrizio De André raccolto nel volume "De André il corsaro".

Luciano Milanese

Il concerto vedrà sul palco delle Fonderie Teatrali Limone due gruppi: il solista Alessandro d’Episcopo e il Luciano Milanese Quartet. Il pianoforte di Alessandro d’Episcopo, musicista partenopeo, audace improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica, rende omaggio a Fabrizio De André con brani del cantautore ligure in un originale chiave jazzistica. Successivamente tocca al Luciano Milanese Quartet, con Luciano Milanese al contrabasso, Claudio Capurro al sax alto, Nando de Luca al pianoforte, Carlo Milanese alla batteria e Lorenza Bozano che è legata a Fabrizio da una profonda amicizia fin dai primi anni sessanta. Con i suoi brevi ma intensi interventi, durante il concerto Lorenza accompagna il pubblico in questo percorso musicale con grande tenerezza e permette di meglio comprendere la figura di Fabrizio sottolineando il valore della sua musica, in questo caso la musica del grande poeta senza le parole.

L’omaggio a Fabrizio De André è un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del jazz e per gli appassionati di uno dei massimi interpreti della canzone d’autore italiana.

Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo, 88 – Moncalieri
ORE 21.00

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The “Dizzy Gillespie” All-Stars

Venerdì 13 Novembre

Dizzy Gillespie

James Moody (Tenor Sax)
Greg Gisber (Trumpet)
Cyrus Chestnut (Piano)
John Lee (Basso)
Vincent Ector (Drums)
Roberta Gambarini (Voice)

JAZZ GIANTS

La Dizzy Gillespie All-Stars si è stato costituita nell'estate del 1998 per eseguire il repertorio di Dizzy Gillespie; Lucille, moglie di Gillespie, ha riconosciuto questo gruppo, insieme alla Dizzy Gillespie Big Band, come gli unici ad essere i continuatori autorizzati a portare avanti la tradizione musicale del marito. Una Band da capogiro che, con James Moody, Greg Gibster, John Lee, Cyrus Chestnut. Vincent Ector e Roberta Gambarini, interpreta l’opera del trombettista e compositore statunitense che, con Charlie Parker fu, negli anni quaranta, uno degli inventori e delle figure chiave del bebop e del jazz moderno.

James Moody e Roberta Gambarini

James Moody viene ricordato dal mondo del jazz come l’autore di Moody's Mood for Love. Nasce nel 1925 a Savannah, in Georgia. A 21 anni aveva già suonato con Buddy Tate, Don Byas, Count Basie . Nel1949 viene in Europa e con molti altri musicisti americani rimane fino al ’52. A quei tempi il suono di Moody rappresentava la novità del be bop. Tornato negli Stati Uniti nel 63 si unisce nuovamente a Gillespie creando un sodalizio che durerà molti anni e che firmera uno dei periodi d’oro della storia del jazz. Il gruppo rappresenta uno dei gruppi più autorevoli nel portare avanti lo stile e gli insegnamenti del grande Gillespie; la All-Star Big Band è uno spettacolo imperdibile per quanti desiderano ascoltare gli interpreti che nel mondo rappresentano i discepoli dell’inimitabile sound del grande musicista nordamericano. Il suono di Moody rappresenta un’interpretazione della tradizione del be bop letta con gli occhi di un musicista senza tempo.

Roberta Gambarini nasce a Torino, città con una grande tradizione jazz, e studia clarinetto dall’età di dodici anni. Si aggiudica il terzo posto durante una competizione radiofonica jazz in TV, occasione che le permette di partecipare a molti Festival Jazz Italiani Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti e ottiene una borsa di studio presso il New England Conservatory a Boston. La consacrazione avviene quello stesso anno quando si aggiudica un terzo posto nella prestigiosa Thelonious Monk International Jazz Vocal Competition. Del 2006 è il suo primo album nordamericano, “Easy To Love” su etichetta Groovin High nel quale emergono le sue caratteristiche vocali come il caldo timbro, il timing e l’intonazione impeccabile e la sua incredibile tecnica, oltre alle sue innegabili capacità di improvvisazione. Lo stesso anno, per questo disco ha avuto la “nomination” per il Grammy. Per quanti vogliono essere testimoni di un grande evento musicale ed assistere dal vivo alla performances di uno dei gruppi che annovera una delle ultime vere e proprie leggende del jazz, il concerto degli Dizzy Gillespie All- Stars, rappresenta un’occasione unica.

Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo, 88 – Moncalieri
Ore 21.00

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“Come un’età dell’oro”
1959 l’anno che cambiò il Jazz

Sabato 14 Novembre

Quintorigo

Ore 21.00
Quintorigo “play Mingus

Valentino Bianchi (Sax)
Luca Costa (Violino)
Gionata Costa (Violoncello)
Stefano Ricci (Contrabbasso)
Maria Pia De Vito (Voce)

Rosario Giuliani e Flavio Boltro

Ore 22.30
Rosario Giuliani Quartet
tribute to Ornette Coleman

Rosario Giuliani (Alto & Soprano Sax)
Flavio Boltro (Tromba)
Enzo Pietropaoli (Contrabbasso)
Benjamin Henocq (Batteria)

1959: non è stato probabilmente per una semplice concomitanza cronologica che, in quell’ anno, si realizzassero cinque dei grandi capolavori discografici nel jazz.

Il 1959 è insieme fotografia e testimonianza concreta di una fase di effervescenza di idee e aspirazioni ed allo stesso tempo fine di un'epoca. Quella parabola che aveva portato il linguaggio del bebop all'esaurimento della sua carica propulsiva e prodotto la necessità, per i musicisti più sensibili e avvertiti, di cercare nuovi territori, nuove frontiere creative.

Insomma non è un caso se in quell'anno sono usciti capolavori come Kind of blue, la meraviglia realizzata da Miles Davis alla testa di una formazione che comprendeva almeno altri due maestri fra i più grandi del jazz come John Coltrane e Bill Evans. E proprio Coltrane quello stesso anno realizzò Giant Steps. Contemporaneamente Charles Mingus registrava Mingus ah um (e nello stesso anno Blues &Roots e MingusDynasty). Il più radicale di tutti era però Ornette Coleman sbarcato all’Atlantic con il suo quartetto realizzando The shape of jazz to come che rivoluzionava ogni regola grammaticale esistente. E anche sul fronte del jazz meno corrosivo arrivavano risultati come con il celebre Time out di Dave Brubeck che conteneva quello che divenne un vero e proprio hit commerciale, Take five.

In quegli anni le grandi case discografiche, in piena espansione commerciale, avevano messo sotto contratto molti artisti di jazz e alcuni perfino con ottimi risultati di vendita. Per esempio Kind of blue fu un best seller assoluto. Quello stesso anno, intanto, chiudeva la parabola di una grande protagonista della vocalità come Billie Holiday (le sue ultime registrazioni Last recording con l'orchestra di Roy Ellis per la Mgm precedono di pochi giorni il ricovero finale in ospedale), segno di un’ epoca che stava chiudendosi, lasciando però una profonda impronta sull'arte di interpretare una canzone che avrebbe profondamente influenzato tutti i generi musicali.

Moncalieri Jazz affida il compito di celebrare questo cinquantenario (1959-2009) a due formazioni di grande capacità espressiva che riporteranno alle suggestioni di due di quei grandi interpreti: i Quintorigo con “Plays Mingus” e il Rosario Giuliani Quartet, con un tributo a Ornette Coleman.

Maria Pia De Vito

Maria Pia De Vito

Da sempre attratta dalle infinite possibilità sonore della voce, si dedica allo studio del canto lirico e contemporaneo, concentrandosi anche sulla composizione e l’arrangiamento. Intraprende l’attività dei concerti nel 1976: le prime esperienze le consentono inoltre di sviluppare doti di strumentista, dedicandosi al pianoforte e alle percussioni. Le sperimentazioni avvengono in gruppi di ricerca sulla musica etnica, interessati alla polifonia etnica ma non solo, con particolare attenzione per le tradizioni dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana. Nel 1980 avvia l’attività in ambito jazzistico e nel giro di pochi anni si ritroverà a collaborare stabilmente con riconosciuti musicisti: John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Dimostra ben presto immense qualità: decisivi sono i 15 anni di pratica del jazz, un ampio lavoro sul songbook americano, sulla prassi dello scat e il be-bop, avvicinandosi in seguito alla filosofia free e a quella radicale europea. Giusto coronamento di anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio sulla vocalità nelle sue tante sfumature sono: le esibizioni con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Art Ensamble of Chicago, Miroslav Vitous, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Cameron Brown, Steve Turre, Maria Joao, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels , Nguyen Le, Peter Erskine e molti altri; dunque una presenza capillare nel circuito delle rassegne italiane, europee e mondiali; ma soprattutto il saper concentrare gli sforzi per raggiungere una totale maturità espressiva, e rinnovare di volta in volta i campi di azione, secondo un forte richiamo per la pratica della ricerca.

Ne sono testimonianza le tante sorprese cominciate a partire dal 1994 ad iniziare dal progetto Nauplia, co-ideato e diretto unitamente a Rita Marcotulli. Soprattutto il recupero di una vocalità snidata nelle matrici profonde del suono, che vedrà l’incontro tra il jazz nelle sue espressioni più spurie e le peculiarità multiformi del canto napoletano (Nauplia, Fore Paese, Triboh). Coniuga il gusto per l’improvvisazione e la cura per il ritmo e la danza al canto, riscoprendo il mondo di simboli e fonemi precedenti le convenzioni formali del linguaggio condensando il tutto in un disco, Phonè, che segna l’incontro determinante con il pianista John Taylor. Nel 1997 al duo si aggiunge Ralph Towner e nasce così il disco Verso del 2000. La successiva tournée europea segnerà il suo pieno riconoscimento mondiale: nel 2001 viene inserita nella categoria Beyond Artist del 49° Down Beat Critics Poll comparendo al fianco di personaggi come Caetano Veloso, Joni Mitchell, Cesaria Evora, Carlos Santana e Marisa Monte. Nel Respiro giunge l’anno successivo, oltre a Taylor e Towner partecipano Steve Swallow e Patrice Heral. Con quest’ultimo approfondisce un’ottima intesa, tanto che si ritroveranno a sviluppare l’interazione tra voce, improvvisazione ed elettronica nel disco Tumulti che vede la partecipazione del geniale violoncellista Ernst Reijseger e del pianista austriaco Paul Urbanek. Un’indagine tout court sulla voce che non poteva non condurla a scandagliare anche la forma canzone: importante progetto, co-diretto da Danilo Rea e Enzo Pietropaoli con la partecipazione di Aldo Romano, è infatti So Right, brani originali e reinterpretazioni del repertorio di Joni Mitchell. Seguirà Songs from the underground, lavoro sulla forma canzone dato alle stampe con la rivista l’Espresso.

Altro campo di ricerca sempre prediletto: la musica barocca. Forte in tal senso la cooperazione con il clavicembalista, organista e direttore d’orchestra Claudio Astronio, col quale firma diversi progetti, ed un Cd di prossima uscita; Coplas a lo divino che presenta musica sacra antica e contemporanea per organo a canne, voce ed elettronica con ospiti Michel Godard Tuba e serpentone, e Paolo fresu, Tromba, flicorno ed elettronica.

Ultimo lavoro, pubblicato per l’etichetta Parco della Musica del prestigioso Auditorium di Roma , si intitola Dialektos, nato dal felice incontro con Huw Warren, pianista e compositore Gallese.

E vede un ritorno al lavoro sulla lingua napoletana,proiettata in un panorama europeo, l’improvvisazione libera, e l’amore per il ritmo e l’armonia del Brasile, ospite il grande clarinettista Gabriele Mirabassi.

Due importanti progetti varati nel 2007-2008:

Roden Crater Suite.
La Roden crater suite, in dodici movimenti, composta e realizzata insieme a Michele Rabbia e Maurizio Giri è un “soundscape” per la mostra Geometrie di Luce-Il Roden Crater Project di James Turrell -tenuta presso la IUAV di Venezia a partire dal 1 ottobre 2007: accompagna il video che consente di svolgere un viaggio virtuale all'interno dei vari ambienti del Roden Crater project, assistendo a fenomeni celesti e luministici visibili nei vari ambienti, attraverso un alternarsi di simulazioni diurne e notturne, in vari periodi dell'anno. La musica accompagna e colora questo viaggio nell’esperienza della luce.

Body at work.
Ideato di concerto con Michele Rabbia, immaginifico inventore di suoni della natura, e con il fondamentale apporto tecnologico di Maurizio Giri all’elettronica, il progetto è una considerazione sul corpo, mezzo attraverso il quale la musica compie una fantasmagorica ricognizione sull'anima, la comunicazione interiore, il concetto e la meditazione. Il linguaggio di Antonin Artaud, in equilibrio tra gesto e pensiero; la cultura alfabetica di Marshall McLuhan, nella quale le parole acquistano un significato mentale; la grammatica di Björk e Laurie Anderson, , cyborg e folklorica ,al crocevia tra ambiente e corpo meccanico. Poesia contemporanea…Tutte possibili coordinate su cui prende l'abbrivio la ricognizione percettivo-musicale sul corpo.

Parallelamente all’attività di leader svolge un’infinita sequenza di collaborazioni e partecipazioni di gran successo. Nel 1996 inaugura un fecondo sodalizio con il compositore britannico Colin Towns, presentandosi al fianco della Big Band, la Mask Orchestra, in numerosi festival. Memorabile l’esibizione alla Queen Elizabeth Hall di Londra con la Mask Symphonic di 70 elementi e la co-partecipazione di Norma Winstone. Anche il maestro Roberto De Simone ne apprezza la risma, compone per lei una riscrittura della Fantasia Cromatica di Bach, registrata nel cd Specula e gemini. Si dedica inoltre ad un lavoro musicale e visivo al fianco della scultrice e video-maker Marisa Albanese. Insieme hanno realizzato tre video, Strappi d'acqua, Color pelle e Festina lente, proiettati in una cospicua serie di appuntamenti per le città di Napoli, Anversa, Castel San Pietro, Bologna, Roma, Sorrento, Monteprandone in provincia di Ascoli Piceno. E per un libro d’arte della Albanese (Orphani, edizioni Cronopio) progetta una suite per voce e loop machine, A nulla, presentata anche presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Roma nell’ambito della mostra “Le Tribù dell’arte” a cura di Achille Bonito Oliva.

Altre collaborazioni sparse: con l’Orchestra della Sardegna l’Omaggio a Ella Fitzgerald e Il brutto Anatroccolo su musiche di Gaslini; Jazz te deum su musiche di Bruno Tommaso, Gaslini, Verdinelli; OJS plays Colin Towns; Gesualdo di Tino Tracanna e Corrado Guarino; Oltre Napoli, La Notte e Lettere da Orsara di Bruno Tommaso; Il Celeste specchio del compositore contemporaneo Carlo Boccadoro; Specula e gemini di Bruno Tommaso e Roberto De Simone con l’Orchestra J.A.M. di Napoli.

Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo, 88 – Moncalieri
A partire dalle ore 21.00

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Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Diretta da Giancarlo Gazzani

Domenica 15 Novembre

“Musiche da Film” Cine & Jazz

Solisti:
Fabrizio Bosso (Tromba)
Francesco Cafiso (Sassofono)

Concerto/evento condotto da Dario Salvatori
Arrangiamenti di Andrea Ravizza

“Musiche da Film” Cine & Jazz

Ci è già capitato di ricordare un grande film ascoltando poche note della sua colonna sonora, così come spesso ci si ricorda di una grande musica vedendo pochi fotogrammi di una pellicola: questo particolare legame, che unisce queste due arti, è la sintesi del concerto di Musiche da film che si propone come titolo della serata: “CINE & JAZZ. Il cinema è definito la settima arte; è nato alla fine del XIX secolo e, proprio a Torino, ha mosso i primi passi. In Italia, nel corso dei decenni si è rinnovato ed evoluto fino a diventare una delle manifestazioni artistiche più viste e conosciute. Le colonne sonore selezionate sono state individuate tra le tante che hanno rappresentato dei veri e propri capisaldi della storia del cinema a tematiche jazz, altre invece saranno adattate grazie ad un grande lavoro di arrangiamento che ripresentano famosi brani cinematografici con una nuova e interessante interpretazione in chiave jazzistica.

I brani saranno eseguiti da due jazzisti italiani di livello internazione: il trombettista torinese Fabrizio Bosso e il giovane sassofonista siciliano Francesco Cafiso, accompagnati magistralmente dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta da Giancarlo Gazzani e con partiture arrangiate per l’occasione da Andrea Ravizza.

Fabrizio Bosso

Fabrizio Bosso

Fabrizio nasce a Torino il 5 novembre 1973. Inizia a dedicarsi allo studio della tromba a soli 5 anni, grazie anche all’influenza del padre, a sua volta trombettista. Proprio in occasione di un saggio del padre incontra sul suo cammino Flavio Boltro, che nel corso degli anni si rivelerà figura di riferimento musicale e caro amico nella vita di Fabrizio. A 12 anni si avvicina al jazz, suonando in piccole formazioni e militando in una big band. Nel 1988 si diploma presso il conservatorio G. Verdi di Torino e due anni dopo vince una borsa di studio e segue i seminari estivi del S. Mary’s College di Washington. Nel 1991 si aggiudica il concorso per la Scuola di Alto Perfezionamento musicale di Saluzzo che segue sotto la guida preziosa del maestro Pierre Thibaud. Nel 1993 vince l’audizione per l’orchestra del “Paese degli specchi” di Bologna e svolge attività concertistica sotto la direzione di maestri indiscussi come George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman. L’anno successivo si aggiudica il primo riconoscimento pubblico: vince con il suo quartetto il concorso “Summertime in Jazz” e viene premiato come miglior solista. Nello stesso anno inizia a frequentare i palcoscenici più importanti d’Italia che lo porteranno di lì a breve a collaborare con una quantità infinita di musicisti italiani e stranieri: da Gianni Basso a Enrico Pieranunzi, da Slide Hampton a Randy Brecker, Bob Mintzer, Irio De Paula, Steve Lacy, Paolo Di Sabatino, Riccardo Zegna, Maurizio Giammarco, Massimo Moriconi, Stefano Di Battista, Pietro Condorelli, Roberto Gatto. Nel ‘97 si trova a sostituire prima Randy Brecker – che lo aveva già avuto al fianco – e Lew Soloff poi nel tour italiano della Carnegie Hall Big Band. Sono anni in cui svolge un’intensa attività didattica presso varie scuole di musica: nel 1995 musica d’insieme al conservatorio Nicola Piccinni di Bari e collabora a diverse trasmissioni radio e televisive.

Nel ‘99 crea il suo primo gruppo con il quale si esibisce in diversi club e festival. Registra il primo disco come leader nel novembre dello stesso anno e viene votato come “Miglior Nuovo Talento” del jazz italiano dal referendum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz, ancorché il disco non sia ancora stato pubblicato. Giusto coronamento ad anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio della tromba acquisendo una grande maestria dello strumento e una tecnica invidiabile. Soprattutto dopo questa prima fase di ricerca ha saputo concentrare gli sforzi per raggiungere una certa maturità espressiva, giungendo a ricavare dalla tromba e dal flicorno un suono e una grammatica del tutto personale. Ha inoltre ben presto accostato la corsa da strumentista a quella di compositore, riuscendo a coniugare la filologia dello storico alla matrice più intima e viscerale delle sue passioni. Dall’inizio del nuovo secolo spiega un’invidiabile serie di partecipazioni discografiche e sortite da leader. Nel 2000 esce questa prima incisione, “Fast Flight” per la Red Records, nella quale aveva assemblato un quintetto con Rosario Giuliani ai sassofoni, Salvatore Bonafede al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria. Poco dopo è ospite di due dischi importanti che si posizionano rispettivamente primo e secondo nella categoria “Miglior disco italiano” del Top Jazz 2001 , vale a dire “Ortodoxa” di Salvatore Bonafede ed “Evans Remembered” di Pieranunzi, tra le sue collaborazioni più cospicue assieme alla partecipazione al quintetto di Giovanni Mazzarino.

Fonda, assieme a Daniele Scannapieco, il giovane quintetto High Five (premiato con il Django D’or italiano nel 2002), che ha all’attivo quattro incisioni. Le prime due per la Via Veneto Jazz: “Jazz For More” (2002) dove al pianoforte era presente Julian Oliver Mazzariello, e “Jazz Desire” del 2004. Del 2008 è invece “Five for Fun” (Blue Note / Emi Italia) inciso nella formazione con ritmica composta da Luca Mannutza al pianoforte, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Il disco, gran successo di pubblico e critica in Italia, è campione d’incassi persino nel mercato giapponese. Ed è proprio in Giappone che la Blue Note Japan ha prodotto un live (pubblicato a marzo 2009) approfittando delle serate in cui gli High Five sono stati a Tokyo nel novembre 2008 e già ne hanno in previsione un altro. Sono proprio gli ultimi due anni a incoronare Fabrizio come uno dei più grandi musicisti italiani. Dapprima il successo nel 2007 di quello che è considerato il suo esordio da leader per una casa discografica importante, la Blue Note / Emi Italia, “You’ve Changed”, realizzato con il suo quartetto stabile e un’orchestra di tredici archi, la Bim String Orchestra diretta da Paolo Silvestri. Inoltre la partecipazione al successo di “Trouble Shootin’”, bel disco di Stefano Di Battista con il quale ha realizzato importanti tournée in Europa. Nel 2008 invece, oltre al già citato "Five Four Fun", Fabrizio ha pubblicato “Sol!” con il Latin Mood composto da Javier Girotto (co-leader), Natalio Mangalavite, Marco Siniscalco e Luca Bulgarelli, Lorenzo Tucci, Bruno Marcozzi, più l’ospite special Raul Midón. E, sempre nello stesso anno, il funanbolico duo con Antonello Salis per la Parco della Musica Records: “Stunt”.

Ha partecipato inoltre al progetto inedito, realizzato da Roberto Gatto e dedicato al rock progressivo, inciso anche per la serie Jazz Italiano Live 2008 de La Casa del Jazz / L’Espresso ed è presente anche in un altro progetto realizzato nella stessa collana, “Omaggio a Fabrizio De André” Nel 2009, dopo un’apparizione in qualità di ospite speciale al Festival di Sanremo, (cui aveva già partecipato la precedente edizione con Sergio Cammariere) al fianco della giovane promessa Simona Molinari, ha partecipato al progetto “About a Silent Way” di Maurizio Martusciello con Francesco Bearzatti, Eivind Aarset e Aldo Vigorito, in uscita in allegato a Musica Jazz per celebrare i 40 anni dell’opera di Miles Davis. Tra gli altri progetti attualmente in piedi ci sono anche: il D'Andrea Five di Franco D’Andrea, evoluzione del bellissimo Riff trio in cui il grande pianista aveva voluto accanto a sé appunto Fabrizio e Gianluca Petrella, scolpito su disco in “Round Riff & More” (Philology 2002); il duo con il chitarrista brasiliano Irio De Paula, nato dal “Once I Loved” (Philology 2003); il duo con il pianista Rossano Sportiello in un omaggio a Louis Armstrong e quello con Luca Mannutza di recente fattura. Fabrizio vanta nel corso della sua carriera diverse collaborazioni in ambito extra-jazzistico, da Concato a Baglioni e, soprattutto Sergio Cammariere e Mario Biondi, di cui è artefice, assieme agli High Five, di parte del successo planetario.

Francesco Cafiso

Francesco Cafiso

Francesco Cafiso è nato a Vittoria (RG) 24 Maggio 1989) È uno dei talenti più precoci nella storia del jazz. Già a nove anni muove i primi passi facendo esperienze con musicisti di fama internazionale. Decisivo per la sua carriera è l’incontro, nel Luglio del 2002, durante il Pescara Jazz Festival con Wynton Marsalis che, stupito dalle sue qualità musicali, lo porta con sé nell’European tour del 2003. Da allora, Francesco ha suonato nei Jazz Festival e nei Jazz Club più importanti del mondo. Ha vinto diversi premi importanti tra i quali il Premio Nazionale Massimo Urbani a Urbisaglia, il premio EuroJazz a Lecco, l’International Jazz Festivals Organization Award a New York, la World Saxophone Competition a Londra, il Django d’Or a Roma e molti altri prestigiosi riconoscimenti.

Per migliorare l’inglese, ma soprattutto per fare esperienze di ascolto di nuovi generi e stili musicali, è stato a New Orleans, dove ha suonato con Ellis Marsalis, Jason Marsalis, Thadeus Richard, Bob Franch, Maurice Brown e con molti altri importanti musicisti del luogo ricevendo, contemporaneamente, delle speciali lezioni da Alvin Batiste. Nel 2005 lo Swing Journal, l’autorevole rivista giapponese di musica jazz, gli ha conferito il New Star Award premio riservato ai talenti stranieri emergenti e subito dopo, si è affermato nel Top Jazz, referendum della rivista italiana Musica Jazz, che lo ha riconosciuto miglior nuovo talento dell’anno. Ha suonato con grandissimi musicisti quali: Hank Jones, Cedar Walton, Mulgrew Miller, Ronnie Matthews, Jimmy Cobb, Ben Riley, Ray Drummond, Reggie Johnson, Doug Sides Lewis Nash, James Williams, Joe Lovano, George Mraz, Joe Locke, Enrico Rava, Gianni Basso, Dado Moroni, Franco D’Andrea, Franco Cerri e moltissimi altri italiani ed americani. In Febbraio del 2006 Francesco ha conseguito il Diploma in Flauto Traverso con il massimo della votazione al Liceo Musicale Parificato V. Bellini di Catania sotto la guida della Prof. Elena Favaron. Dal 2008 è direttore artistico del “Vittoria Jazz Festival” a Vittoria sua città natale.

Il 19 Gennaio del 2009 ha suonato a Washington DC durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barak Obama e del Martin Luther King Jr. day. Il 17 luglio del 2009, Umbria Jazz lo ha nominato "ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo".

Orchestra Sinfonica Nazionale Della Rai

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è nata nel 1994: i primi concerti furono diretti da Georges Prêtre e Giuseppe Sinopoli. Dal novembre 2009 lo slovacco Juraj Valčuha è il nuovo Direttore principale. Jeffrey Tate è stato Primo direttore ospite dal 1998 al 2002, assumendo quindi il titolo di Direttore onorario. Dal 2001 al 2007 Rafael Frühbeck de Burgos è stato Direttore principale. Nel triennio 2003-2006 Gianandrea Noseda è stato Primo direttore ospite.

Dal 1996 al 2001 Eliahu Inbal è stato Direttore onorario dell’Orchestra. Altre presenze significative sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai sono state quelle di Carlo Maria Giulini, Wolfgang Sawallisch, Mstislav Rostropovič, Myung-Whun Chung, Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Yuri Ahronovitch, Marek Janowski, Dmitrij Kitaenko, Aleksandr Lazarev, Valery Gergiev, Gerd Albrecht, Yutaka Sado, Mikko Franck. L’Orchestra tiene a Torino regolari stagioni, affiancandovi spesso cicli primaverili o speciali: fra questi fortunatissimo quello dedicato alle sinfonie di Beethoven dirette da Rafael Frühbeck de Burgos nel giugno 2004. Dal febbraio 2004 si svolge a Torino il ciclo “Rai NuovaMusica”: una rassegna dedicata alla produzione contemporanea che presenta in concerti sinfonici e da camera prime esecuzioni assolute, molte delle quali di opere composte su commissione, o per l’Italia.

l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai suona anche molto spesso in concerti sinfonici e da camera nelle principali città e nei festival più importanti d’Italia. Abituali ormai le sue presenze a Torino Settembre Musica, alla Biennale di Venezia e alle Settimane Musicali Internazionali di Stresa. Numerosi e prestigiosi anche gli impegni all’estero: fra questi le tournée in Giappone, Germania, Inghilterra, Irlanda, Francia, Spagna, Canarie, Sud America, Svizzera, Austria, Grecia, e l’invito a suonare il 26 agosto 2006 nel concerto conclusivo del Festival di Salisburgo. L’Orchestra esprime e organizza anche numerose formazioni da camera con organici variabili, che svolgono un’intensa attività concertistica, incrementata dal ciclo “Domenica Musica”, dal circuito regionale “Piemonte in Musica” e da molte presenze in Italia e all’estero.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha inoltre preso parte a eventi particolarmente significativi, come la Conferenza Intergovernativa dell’Unione Europea svoltasi a Torino, l’omaggio per il Giubileo Sacerdotale di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma, il Concerto di Solidarietà con la Città di Torino per la ricostruzione della Cappella del Guarini, i concerti per la Festa della Repubblica (in molte edizioni dal 1997 a oggi) e il Capodanno 2000 nella piazza del Quirinale, tutte manifestazioni trasmesse in diretta televisiva. Altro tradizionale appuntamento è il Concerto di Natale ad Assisi nella Basilica Superiore di San Francesco. Il 3 e 4 giugno del 2000, in diretta su RaiUno e in mondovisione, l’Orchestra è stata protagonista dell’evento televisivo “Traviata à Paris”, con la direzione di Zubin Mehta. Questa produzione della Rai ha conseguito nel 2001 l’Emmy Award per il miglior spettacolo musicale dell’anno e il Prix Italia come miglior programma televisivo nella categoria dello spettacolo.

Il 27 gennaio 2001 l’Orchestra ha aperto ufficialmente in diretta televisiva su RaiTre le celebrazioni per il centenario della morte di Giuseppe Verdi, eseguendo nella Cattedrale di Parma la Messa da Requiem sotto la direzione di Valery Gergiev. Tutti i concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai sono trasmessi su Radio3. Molti sono registrati e mandati in onda su RaiTre. L’Orchestra svolge una ricca attività discografica, specialmente in campo contemporaneo. Dai suoi concerti dal vivo sono spesso ricavati CD e DVD.

Riconoscimenti
1997 - XVII edizione del «Premio Abbiati»
A Eliahu Inbal per la qualità delle esecuzioni e la continuità del lavoro artistico con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
1998 - XVIII edizione del «Premio Abbiati»
A Carlo Maria Giulini per i concerti brahmsiani diretti a Firenze e l’emozionante esecuzione della Messa da Requiem di Verdi a Torino, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
1998 - «Viotti d’oro»
A Eliahu Inbal, Martha Argerich e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
1999 - XIX edizione del «Premio Abbiati»
A Jeffrey Tate per le ammirevoli esecuzioni di Stravinskij e di Haydn e il complesso dell’attività artistica svolta con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
2001 - «Emmy Award»
«Miglior spettacolo musicale dell’anno» per la “Traviata à Paris”, il 3 e il 4 giugno 2000, in diretta su RaiUno e in mondovisione, con la direzione di Zubin Mehta e la regia di Giuseppe Patroni Griffi.
2001 - «Prix Italia»
«Miglior programma televisivo nella categoria dello spettacolo» per la “Traviata à Paris”, il 3 e il 4 giugno 2000, in diretta su RaiUno e in mondovisione, con la direzione di Zubin Mehta e la regia di Giuseppe Patroni Griffi.
2004 - XXIV edizione del «Premio Abbiati»
Premio per la “Miglior iniziativa musicale” al progetto Rai NuovaMusica dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, per la coraggiosa ideazione di un cartellone di musica contemporanea basata su prime assolute e italiane, e la pregevole realizzazione musicale che ha integrato l’impegno della programmazione concertistica ordinaria a documentare la creatività di oggi, assolto con rilevanti commissioni tra cui Sembianti di Giacomo Manzoni e Rest di Luca Francesconi.
2005 - MIDEM CLASSICAL AWARD
Riconoscimento assegnato dalla giuria del Midem all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai per l’incisione realizzata con Frank Peter Zimmermann e la direzione di John Storgards per Sony Classical del Concerto per violino di Ferruccio Busoni.
2006 – ECHO CLASSIC AWARD
per l’incisione realizzata con Frank Peter Zimmermann e la direzione di John Storgards per Sony Classical del Concerto per violino di Ferruccio Busoni.
2007 – XXVI edizione del Premio Abbiati
Novità assoluta: Ausklang per pianoforte e orchestra (Torino, Rai NuovaMusica) e Concertini (Venezia, Biennale Musica) di Helmuth Lachenmann, due momenti di grande rilievo della ricerca del compositore tedesco.
2008 – DIAPASON D’OR della rivista francese “Diapason”
Al triplo cd “Orchestral Works” prodotto da Kairos con Rai Trade e interamente dedicato a Salvatore Sciarrino, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Tito Ceccherini.
2009 – PREMIO NAZIONALE “CLASSIC VOICE” – CATEGORIA “CONTEMPORANEA”
Al triplo cd “Orchestral Works” prodotto da Kairos con Rai Trade e interamente dedicato a Salvatore Sciarrino, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Tito Ceccherini.

House Band

Gianni Denitto (sax contralto), Valerio Signetto (sax contralto), Massimo Baldioli (sax tenore), Alessandro Data (sax baritono), Riccardo Zegna (pianoforte), Loris Bertot (contrabbasso), Gianpaolo Petrini (batteria).

Auditorium Rai “A. Toscanini” – TORINO
Ore 21.00

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“...aspettando la rassegna”

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