Mercoledì 8 novembre
Unitre Moncalieri
ore 16.00
LA CANZONE AMERICANA ANNI 40 - 50
Elisabetta Prodon
Negli Stati Uniti la radio si diffonde capillarmente negli anni '40. Entra in tutte le case e presto anche in tutte le auto. Si moltiplicano anche le stazioni private che trasmettono musica.
Allo scoppio della Guerra il mercato era dominato dalle Big Band, ma durante la guerra, in un periodo di enfasi retorica, tornò in auge la figura carismatica del cantante.
Bing Crosby, Perry Como e Frank Sinatra erano i nuovi divi della canzone americana che rivaleggiavano in importanza con i divi del cinema. In quest'ambito i neri ancora non esistevano. Che i neri fossero grandi talenti musicali era noto, ma il fatto veniva ricondotto ad avere fra i cantanti leggeri anche qualche cantante di colore, più famoso di tutti Johnny Mathis.
Ma questo monopolio della musica leggera a carattere “bianco” sancì ben presto la sua estinzione, l'errore fatale fu proprio quello di aver trascurato la musica dei neri. Il "rhythm and blues" non ebbe scelta, e dovette costruirsi una sorta di circuito alternativo a quello delle "major". Inevitabilmente finì per essere gestito da piccole e dinamiche case indipendenti a carattere locale, più limitate nei movimenti delle major, ma anche più vicine al pubblico. Destino volle che fosse proprio quella la musica importante del secolo. Sarebbe stata proprio la musica nera, infatti, a dare il la alla rivoluzione del jazz.
La musica leggera fatta dai neri per i neri ebbe inizio quando la massa nera, ormai emancipata sia dal punto di vista civile sia dal punto di vista economico, entrò a far parte del pubblico (e quindi degli interessi) delle grandi compagnie discografiche. Gli sviluppi della musica nera contribuirono a cambiare i gusti del pubblico bianco, soprattutto giovane, il quale, man mano che veniva sedotto dai ritmi e dai vocalizzi dei neri, si staccava dalle antiquate orchestrazioni del musical. Negli anni '50 le classifiche (inaugurate il 25 giugno 1949) erano sempre più seguite. Il nero che viveva in città aveva coniato uno stile urbano al confine fra blues classico e jazz, fondendo i suoi ritmi e il suo canto con la strumentazione dei bianchi. Così nell'era dello swing erano nate le orchestre (peraltro in gran parte composte e dirette da bianchi) che avevano commercializzato il jazz come musica da ballo o di intrattenimento, e così, durante la guerra, avevano dominato i grandi cantanti di rhythm and blues contaminati dal jazz e dal musical. Le big band di jazz erano diventate una delle maggiori attrazioni delle sale da ballo, ma nei primi anni del Dopoguerra si assistette a una netta separazione fra big band che suonavano per gli amanti del jazz e big band che suonavano per le balere più popolari. Le seconde impiegavano strumentisti meno virtuosi e arrangiamenti più elementari, conferendo sempre maggiore importanza al ritmo. D'altronde gli impresari le giudicavano esclusivamente sulla base dell'eccitazione che riuscivano a generare, non sulla base delle loro qualità tecniche.

Elisabetta Prodon voce,
Enrico Ciampini contrabbasso,
Alberto Varaldo pianoforte.
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