OSPITI

Roy Hargrove

Roy Hargrove è nato il 16 ottobre 1969 a Waco, vicino a Dallas, nel Texas. Dalla sua terra ha ereditato il senso forte del blues (là concepito in modo più semplice, meno sofisticato che nel North East), l’amore per il gospel ed il r&b, ed ha recuperato l’esuberanza di un altro celebre Roy della tromba, il leggendario Eldridge, piccolino come lui, un altro “Little Jazz” , riassumendone la greve sensualità e la schietta addirittura sboccata espressività tipiche della più autentica musica afro-americana.

Grazie alla fulminante carriera, può essere considerato una specie di "giovane veterano", per quanto ha già fatto ed ottenuto: d’altronde comincia a suonare la cornetta a soli nove anni e, quindi, lascia di stucco Wynton Marsalis, che ascoltatolo in college a Fort Worth, lo prende subito sotto la sua protezione introducendolo negli ambienti del jazz professionistici.
Suona con alcuni jazzisti affermati come Ricky Ford, Frank Morgan e Bobby Watson e con i Superblue, con cui debutta su Blue Note e il Generations Sextet di Ralph Moore, diventando uno dei principali esponenti di un gruppo di giovani virtuosi talenti seguaci della poetica “tradizionalista” di Wynton Marsalis, denominati “Young Lions”, dove è al fianco di Wallace Rooney e Terence Blanchard.

Il primo album sotto suo nome è “Diamond in the Rough”, dell’89 per la RCA Novus. Seguono “Public Eye” (‘90), “The Vibe” (‘92), “Tokio Sessions” (live del ‘91), “Beauty And The Best” (‘92) e “Of Kindred Of Soul” (live del ‘93). La sua musica è modellata sulla falsariga di quella di Marsalis: nulla di trasgressivo, ma un hard bop modernizzato, tirato a lucido e impeccabile tecnicamente, purissimo e orgogliosamente tradizionale, caldo e trascinante.

Il suono aperto, schietto e rotondo, il senso intuitivo della forma e della calibratura delle parti in ogni assolo, hanno palesemente come modello Freddie Hubbard, oltre a Lee Morgan, Kenny Dorham e Blue Mitchell. Contemporaneamente Roy insiste sull’interpretazione delle ballad, nelle quali riesce ad espletare una liricità sempre più sciolta e sicura. È però una perfezione che sa troppo di maniera quindi Hargrove decide di sublimare il suo solismo nell’ambito di progetti più ambiziosi: per esempio, nel settembre del ‘96 costituisce una big band di 18 elementi che si esibisce a New York per un anno.
Passato alla casa discografica Verve incide “The Roy Hargrove Quintet with the Tenors of Our Time” (‘94), “Family” (‘95) e “Parker Mood” (‘95), in trio senza batteria, dove interpreta Parker. Inizia poi una importante collaborazione con il pianista cubano Chuco Valdés, formando i Crisol (crogiolo), con cui inciderà “Habana” nel ‘97, uno di suoi lavori più maturi che gli farà vincere il Grammy Award nel ‘98, incontrando l’esuberanza e la poliritmicità della musica cubana. Nel frattempo continua ad esibirsi con il suo rodato quintetto. “Moment To Moment” uscito nel 2000, ricorda il celebre “with strings” del ‘55 di Clifford Brown: la formula suggestiva è quella del solista sostenuto da una sezione d’archi che esegue arrangiamenti pastosi e discreti su bellissime e romantiche ballad, esaltando la morbidezza di suono, la pacatezza e rilassatezza dell’atmosfera.