GLI OSPITI
La storia è ricca di esempi in cui la pittura viene affiancata alla musica: basti pensare allevoluzione del teatro lirico che nel corso dei secoli ha sempre visto, unitamente ad altri canali artistici come la letteratura e la danza, limmagine pittorica tendente a rappresentare quella che noi definiamo Musica di scena. Per lo più i pittori, gli scenografi si sono sempre sforzati di creare luoghi e situazioni che il testo, ma anche la musica, metteva in evidenza, conferendo spesso ai loro lavori, attraverso le peculiarità della pittura, quel carattere non espressamente citato nel testo ma sottinteso nel linguaggio musicale, ricercandone cioè la cifra interpretativa.
La considerazione lecita che oggi possiamo fare è che la pittura, però, in questo tipo di situazione, ha sempre rappresentato sì un valido aiuto ma non ha mai potuto riscattare quellindipendenza che si troverà soltanto nellarte contemporanea dove lopera pittorica diventa una creazione, magari originata da una musica, che viaggia parallelamente alla fonte ispiratrice, ma che assume un suo ruolo indipendente, una sua dignità che arricchisce la musica stessa e viceversa ma di cui non è strettamente dipendente e funzionale ad essa.
In sintesi credo che vi siano, pittoricamente parlando, due modi di rappresentare la musica:
uno attraverso la descrizione oggettiva di elementi insiti nella musica stessa, due: attraverso uninterpretazione slegata dalla musica (pur partendo da essa) che rende lopera pittorica indipendente anche se congiunta allidea musicale.
Riferendomi alle opere esposte, credo sia indispensabile rapportarle al secondo esempio citato in quanto tutte partono, in qualche modo, da un riferimento musicale (un personaggio, un gruppo, una forma etc
) ma ciò rappresenta solo il mezzo per raccontare degli aspetti emotivi subordinati alla pittura stessa.
Altra considerazione di primaria importanza sta nel fatto che il rappresentare personaggi o strumenti musicali, non significa assolutamente portare allattenzione elementi oggettivi, ma significa evocare stati emotivi legati alle musiche che i personaggi e gli strumenti hanno prodotto (personalmente non mi interessa ritrarre il volto di Chet Baker per raccontare le sue fattezze, ma esso può diventare il mezzo che può aiutarmi ad evocare la poetica della sua musica!).
Spostando lattenzione sugli elementi strutturali di queste due arti, possiamo considerare delle profonde analogie.
Il dato comune ad entrambi, è senza dubbio la comunicazione che nella musica viene mediata attraverso il fattore tempo, mentre nella pittura è data dallo spazio; lopera artistica rappresenta il prodotto ideale della organizzazione di tali elementi.
Esistono, a mio parere, procedimenti paralleli subordinati alla creazione:
nel momento in cui il musicista idealizza la linea melodica e larmonia, il pittore traccia il disegno, ossia: attraverso una rete di segni scandisce la struttura spaziale allo stesso modo in cui la melodia definisce unorganizzazione temporale dei suoni. Nella fattispecie della melodia jazzistica, uno degli elementi dominanti è senzaltro la forte libertà interpretativa (al contrario della musica cosiddetta seria che non prevede vistose varianti sul tema) e, a questo proposito, ho cercato di connotare la struttura grafica dei dipinti esposti, con una spiccata gestualità, un tratto libero che possa rappresentare questo concetto.
Tornando alle analogie, vi è il momento in cui il musicista stabilisce il suono della linea melodica, cioè definisce gli elementi timbrici della sua musica (gli strumenti protagonisti, gli effetti sonori, la voce che genera latmosfera del brano), parallelamente il pittore riveste la struttura grafica con i toni dei colori, inizia a dare vita, con gli elementi cromatici, allossatura della sua opera.
Interpretare certe atmosfere del jazz, significa utilizzare diverse gamme di colori: in questo universo musicale, sono presenti emozioni e stati danimo infiniti. Esiste un jazz cosiddetto Caldo, delle forme definite Fredde , in realtà nella vita del jazz convivono tantissime situazioni emotive, la storia della sua musica e dei suoi musicisti vanta momenti di grande euforia e gioia in netta contrapposizione ad altri di intenso dolore e tristezza.
Io credo che potrebbe definirsi riduttiva una mostra dedicata a questo tema, in cui emergesse esclusivamente un tono fondamentale ed è per questo che nei miei lavori ho cercato di dare una dimensione aperta alluso del colore, supportato talvolta da tecniche miste, così come la musica jazz permette grande libertà interpretativa di mezzi strumentali.
Altro aspetto da considerare è la dinamica ovvero la forza sonora: una musica che miri a rappresentare le varie facce delle emozioni, non può essere esente dalluso dinamico dei suoni, così come nella pittura lintensità del tratto e luso di toni forti e deboli stabiliscono momenti di tensione contrapposti alla quiete. Nei miei dipinti ho cercato di ricreare stati emotivi utilizzando sovente questo espediente dinamico, ad esempio nelluso di macchie e segni evidenti accostati a campiture dove la tensione è affidata al contrasto o alla fusione armonica di elementi.
Lascio per ultimo laspetto che ritengo essere il più importante: il ritmo. Per esso non intendo soltanto quelle pulsazioni che, ascoltando un brano, ci inducono a battere il piede, bensì mi riferisco a tutte quelle cellule caratterizzanti la metrica musicale che stabiliscono lordine e la vitalità della musica.
Nella pittura esiste (e questa non è senza dubbio una novità!) il fattore ritmico che è determinato da diverse componenti: la linea che può apparire continua, spezzata, il colore che viene ripartito sullo spazio cercando di creare un percorso ottico come pure i tratti che stabiliscono simmetrie o forme asimmetriche.
Il ritmo rappresenta il sangue che scorre nelle vene, il pulsare della vita nellopera, può apparire con grande evidenza oppure essere discretamente sottinteso. E difficile poter analizzare a fondo lelemento ritmico, se è ben curato lopera appare fluida, gli ingredienti stabiliscono tra loro un perfetto rapporto armonico e si ha la sensazione di qualche cosa che respiri, che viva insieme a chi guarda (o a chi ascolta, nel caso della musica).
E mia convinzione che per apprezzare a fondo questo aspetto, occorra saper osservare lopera nel suo insieme, lasciandosi trasportare dalla sua unità.
Spesso appaiono elementi primari che catalizzano lattenzione dellutente, questi rappresentano delle tappe sostanziali nel percorso ottico, gli ingredienti minori sono per lo più propedeutici ai primi ed insieme creano un circuito visibilmente piacevole. Il ritmo errato può fermare lattenzione su di un punto, può interrompere il discorso causando la non vita dellopera.
Nella musica jazz il ritmo è elemento preponderante, convivono strutture poliritmiche che esercitano una forte azione trascinatoria nellascoltatore. Ricreare questo ingrediente in pittura è impresa assai ardua: il ritmo ideale che può interpretare una musica, è il ritmo della musica stessa! E mia convinzione, sostenuta nel tempo, che non sia possibile, da parte del pittore, raccontare il jazz senza avere assimilato a fondo lestetica di questa complessa musica cioè vivere quello Swing che caratterizza il movimento di questo genere; ecco allora che tutti gli elementi: dalla gestualità del segno al colore concorrono a rendere vibrante il dipinto, a far sì che lillusione del movimento dinamico prenda il sopravvento.
In conclusione: parafrasando, si potrebbe paragonare lopera musicale e pittorica ad una barzelletta:
in questultima tutte le parole divengono un trampolino di lancio per la battuta finale che deve sortire con leffetto pieno, anche solo una sillaba non mirata allepilogo, rende inefficace o meno intensa la battuta; così lopera artistica deve tenere conto dellelemento primario comunicativo
che deve apparire nitidamente nel suo delicato rapporto con gli altri ingredienti che la completano.
Naturalmente ritengo essere riduttiva una lettura basata esclusivamente su dei parametri oggettivi, la sensibilità rappresenta più di ogni altra cosa il meccanismo idoneo a valutare: un prodotto valido determina inevitabilmente unemozione, uno stato danimo; è mia convinzione, comunque, che conoscere tecnicamente i mezzi espressivi possa essere un ottimo aiuto per avvicinarsi ulteriormente alla fruizione dellopera, magari senza giungere a comprenderla integralmente, creando tuttavia un motivo in più per poter riflettere.
Roberto Andreoli
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