GLI OSPITI
BRUNO DE FILIPPI E FRANCO CERRI QUARTETTO
Bruno De Filippi
In oltre quarantanni di attività Bruno De Filippi, armonicista, chitarrista e compositore, ha collaborato con alcuni dei più importanti nomi del panorama jazz internazionale: Louis Armstrong, Bud Shank, Lionel Hampton, Bill Russo, Gerry Mulligan, Astor Piazzolla, Barney Kessel, Lee Koonitz. Sulla scena italiana, ha suonato con Franco Cerri, che lo accompagna anche questa sera, Enrico Intra, Tullio De Piscopo e Renato Sellani.
Parallelamente a partire dagli anni 60 collabora come chitarrista prima e con i suoi a solo di armonica poi, con i nomi più noti del pop italiano come Mina, Caterina Valente, Johnny Dorelli, Ornella Vanoni, Pino Daniele, Toquino, Rossana Casale, Gino Paoli.
Sul finire degli anni 70 viene travolto dallamore per larmonica cromatica: approfondita la tecnica, dispone con questo strumento di un amplissimo ventaglio espressivo, ricco di tonalità, che gli consente un profondo lirismo espressivo.
A partire dal 1986 registra a suo nome Harmonica, Sweet Jazz From Italy, Portrait in black and white e Different moods, che contiene la suite jazz "Metamorfosi", per armonica e quartetto d'archi, Bruno De Filippi in New York with Don Friedman Trio. Dal sodalizio con il pianista americano Don Friedman esce nel 94 You and the night and the music cui segue un tour negli Stati Uniti ed in Europa. Ancora con Friedman, Billy Hart e Jeff Fuller, registra a New You My Love, dedicato alla moglie Mimi.
Bruno De Filippi ha suonato a New York alla Town Hall, al Birdland e in quello che è considerato il più importante jazz club del mondo, il prestigioso Blue Note. Ha anche tenuto concerti al Green-Mill di Chicago, al Pier House di Key West (Florida) e in Germania e Indonesia. Numerose partecipazioni a festival internazionali, come "Jazz at the Tropics" di Miami, "Django Reinhardt Festival" di Fontainbleau e "Jakarta Jazz '95".
Franco Cerri
Un linguaggio espressivo immediatamente riconoscibile, l'entusiasmo rimasto intatto negli anni, la voglia di inseguire sempre nuovi progetti caratterizzano la personalità di Franco Cerri, non soltanto il chitarrista italiano più popolare (e autorevole), ma anche uno degli "stilisti" più importanti del mondo jazzistico europeo, nel quale i grandi chitarristi non sono certo mancati.
Cerri, di formazione totalmente autodidatta, è il classico esempio di artista che si costruisce la propria tecnica non " in astratto" ma sulla base delle proprie necessità espressive, come del resto è sempre avvenuto tra gli artisti più creativi del jazz (il caso di Thelonious Monk è in tal senso eclatante).
Nato a Milano il 29 gennaio 1926, si è formato jazzisticamente con il be-bop, la cui frenesia angosciosa è stata temperata nel tempo dalla ricerca di armonie morbide e suadenti. Ne deriva un fraseggiare costruito sui contrasti, sulla successione di segmenti melodici anche eterogenei e frutto di un'ispirazione feconda, basata sul feeling del momento, mai precostituita o infarcita di cliché. Sia negli assolo, sia nel lavoro di accompagnamento, svolto con gusto sopraffino, emerge quella che forse è la sua qualità più preziosa: una formidabile natura ritmica, spontaneamente portata verso lo swing più esplicito e coinvolgente, che si estende anche alla pronuncia delle frasi, al loro respiro interno, al modo stesso in cui vengono attaccate le note.
Cominciata la sua lunga e feconda carriera nel 1945, al fianco di Gorni Kramer, Cerri si è trovato nel 1949 ad accompagnare Django Reinhardt, la sua prima vera influenza chitarristica alla quale seguirono quelle di Jimmy Raney e di Barney Kessel, forse all'origine del sound secco, tagliente degli anni '50, sino ad arrivare a Wes Montgomery e Jim Hall, che sono forse all'origine della scoperta di sonorità più morbide e pastose. Si è poi trovato al fianco di grandi maestri del Jazz da Chet Baker a Gerry Mulligan, da Billie Holiday a Lee Konitz, ai musicisti del Modern Jazz Quartet e tanti altri, diventando un personaggio di punta del mondo jazzistico italiano ed europeo.
I decenni successivi saranno caratterizzati da una intensa attività concertistica e dall'inizio della collaborazione con la televisione, che lo renderà artista popolare anche presso il grande pubblico, grazie a programmi divulgativi ai quali hanno preso parte famosi jazzmen nazionali e internazionali.
Alla testa di quartetti e quintetti propri, nei quali figurano anche nuovi talenti della scena italiana quali Gianluigi Trovesi e Tullio De Piscopo, dagli anni'70 ha cominciato a sviluppare il lavoro di arrangiamento, riflettendo sulla partitura, le peculiarità del suo stile. Nel 1980 inaugura il sodalizio con uno dei principali artefici del jazz italiano, il pianista e compositore Enrico Intra, formando un quartetto tuttora attivo e che si può ascoltare nell'album Pregiata Ditta dal 1990 per la Ariston. Nell'ultimo decennio si è proposto come organizzatore e ha intensificato l'attività didattica in seno all'Associazione Culturale Musica Oggi (di cui con Intra è uno dei fondatori), che dirige i Civici Corsi di Jazz di Milano e ha organizzato molteplici rassegne concertistiche. Costituita da album pressochè irreperibili, la discografia di Franco Cerri è dunque piuttosto scarna. Si segnala però l'imperdibile antologia Di Jazz in Jazz (Dire) che contiene brani significativi con numerose formazioni, ordinati cronologicamente dagli anni '50 ad oggi, i recenti Cerri & Cerri (Dire), con il figlio Stefano e il progettuale "A Django", ed infine En Souvenir De Milan (CDPM Lion), che propone approfondite e complesse rielaborazioni di brani del repertorio di Reinhardt e in cui figura il Franco Cerri Guitar Quartet, pregevole risultato di un quinquennio di lavoro didattico.
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